Mattina d’inverno con cadavere - László Darvasi [recensione] LouchoBi BookS Parliamo di libri

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lunedì 4 marzo 2019

Mattina d’inverno con cadavere - László Darvasi [recensione]

RECENSIONE

Mattina d’inverno con cadavere 

László Darvasi


Mattina d’inverno con cadavere è l’opera con cui László Darvasi si presenta in Italia: una raccolta di racconti legati da fili invisibili eppure tenacissimi, in cui il realismo magico di Kafka e la melancolia di Krasznahorkai rinascono sotto l’infausta e sempiterna stella polare della putredine quotidiana. Darvasi fa sua la lezione dei maestri mitteleuropei e pone il lettore di fronte a un male che non ha forma né volto né contorno, a un orrore che non può essere separato dalla banalità di una giornata qualsiasi, a un ingranaggio di noia e odio dell’umanità verso se stessa che nessuno strumento può disinnescare.
Un ragazzo uccide il fratellino spingendolo giù dal letto a castello. Un figlio vende il padre paralitico al mercato. Una signora uccide la donna delle pulizie perché porta lo stesso nome di sua madre. La donna delle pulizie di una chiesa la fa crollare sopra le teste dei compaesani riuniti per la messa. Una donna si impicca all’albero che il marito non ha voluto tagliare. Un uomo porta a spasso un cane impagliato che gli ricorda la moglie morta. Un uomo cerca per tutta la vita il suo colbacco; muore senza sapere che glielo nascondeva suo figlio. Nel cosmo di László Darvasi tutti sono inservibili, tutto è inutile, come un pomeriggio vuoto quando sei adolescente, hai la vita davanti e non sai proprio che fartene. Nel cosmo di László Darvasi ognuno è violento, vuole uccidere l’altro, e quanto più l’altro è simile a sé tanto più lo si vuole uccidere. Nel cosmo di László Darvasi si vede al massimo fino all’alba del giorno dopo, è superfluo elaborare progetti grandiosi. Di questo cosmo Darvasi ci guida alla scoperta, illuminando con luce cruda e radente l’indifferenza della volta celeste, la vacuità delle aspirazioni; dimostrando, con giudizio impietoso, inappellabile, eppure così semplicemente vero, che la vita umana non è altro che una faccenda di sopportazione e sopravvivenza.

Ciao Amicony, come state?
Scusate il ritardo d’uscita di questa recensione ma oltre che il momento lavorativo incasinatissimo ci si è messa in mezzo anche l’allergia visto che la primavera ha deciso di arrivare in anticipo a queste latitudine.
Quindi, mentre sto preparandomi a morire, ho pensato di ringraziare Il Saggiatore che mi ha mandato una copia di Mattina d’inverno con cadavere dell’ungherese László Darvasi.
Premetto che questo titolo mi aveva attirato fin dall'inizio come raccolta di racconti di genere horror/weird (o comunque come racconti grotteschi) uscita dalla penna di uno scrittore che non conoscevo di una letteratura che conoscevo ancora meno.
Ecco, se devo essere sincero con voi, sono ancora piuttosto perplesso su cosa dire riguardo a questo libro.
È una raccolta di racconti suddivisa in tre parti dallo stesso autore, parti che conducono come una spirale verso il basso del raccapriccio quotidiano.
Questi racconti sono permeati da una sorta di malinconico senso del grottesco ponendo sotto un’ottica maliziosamente morbosa situazioni al limite nella quotidianità.
Se devo essere ancora più sincero, probabilmente per limitazioni mie, alcuni racconti non solo non li ho capiti e quindi non li ho apprezzati, ma li ho trovati davvero inutili e fuori luogo.
Al contempo alcuni, la maggior parte di essi per fortuna, li ho trovati di una poetica bellezza ai limiti della mia capacità di comprensione.
Questo libro è una lettura molto particolare, diversa.
Mescola elementi noir ad elementi di thriller psicologico, si va dall’horror al gotico, dal weird si torna al noir.
Sono racconti inseriti in un libro apparentemente senza un filo logico e spesso si fatica veramente davvero, una volta finito racconto, a capire che cosa diavolo si sia letto e quale fosse il senso delle pagine appena scorse.
È un romanzo permeato da malinconia, tristezza, solitudine, poche parole che definiscono emozioni o situazioni forse atte a lasciare intendere al lettore il vero senso di ciò che l’autore ha voluto comunicare.

László Darvasi è un poeta, romanziere e giornalista ungherese. Scrive per la rivista Élet és Irodalom («Vita e letteratura») e ha avuto svariati riconoscimenti, tra cui il premio Sándor Márai nel 2008. È uno degli autori più importanti del panorama letterario ungherese contemporaneo.

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