Luna Nera - Tiziana Triana [recensione] LouchoBi BookS Parliamo di libri

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lunedì 20 gennaio 2020

Luna Nera - Tiziana Triana [recensione]

Oggi inauguriamo l’anno con Luna nera di Tiziana Triana, edito da Sonzogno, di cui presto seguiremo la trasposizione televisiva nell'omonima serie tv su Netflix, prodotta da Fandango.

Bentornati Amicony,
approfitto di questo mio primo articolo dell’anno per augurarvi, con estremo ritardo, un fantastico 2020 e che tutti i vostri sogni possano realizzarsi!
Luna Nera Tiziana Triana

Streghe, donne, pregiudizio

Nel ringraziare la casa editrice per averci fornito una copia per potervene parlare, vorrei portare la vostra attenzione al fatto che, come già accaduto in precedenti articoli, ci sarà una zona spoiler, opportunamente segnalata, che sarete liberi di visionare o meno magari una volta letto il libro ma non prima, perché non voglio togliere la sorpresa nessuno e gli spoiler sono il male assoluto. 

Italia, campagna laziale, Diciassettesimo secolo. La giovane Adelaide (Ade), sedici anni, corre e tiene per mano suo fratello Valente, che è ancora un bambino. Deve fuggire da Torre Rossa e dalla casa in cui è cresciuta, perché l'accusa che le pende sulla testa porta dritta al rogo: stregoneria. Nel folto del bosco si nasconde un gruppo di donne che si sussurra pratichino la magia nera. Nessuno sa chi siano né da dove vengano; reclutano e proteggono ragazze come Ade, che la comunità ha messo al bando. E qui - in un mondo di sole donne, ciascuna delle quali ha una misteriosa avventura alle spalle e porta il nome di un'antica città scomparsa - che Ade e il suo fratellino trovano rifugio: saranno iniziati alle arti del gruppo e ai loro segreti rituali, nell'attesa, trepida e inquieta, che si compia la grande Profezia. A questa comunità femminile in odore di stregoneria danno una caccia spietata i Benandanti, una congrega di uomini forti con un solo nemico, le streghe, e un potente sostenitore, la Chiesa cattolica; credono che quelle donne nei boschi siano una terribile minaccia, e sono decisi a sterminarle. Tutti, meno uno: Pietro, il figlio del capo dei Benandanti, che non crede alle superstizioni e, soprattutto, si è innamorato di Ade dal primo momento in cui l'ha vista. Quando scoppierà la battaglia finale tra questi nemici giurati, si scoprirà quanto labile sia il confine tra realtà e magia, tra falsità e conoscenza, e perfino tra maschile e femminile. E quanto, nella vita, l'incantesimo più difficile di tutti resti ancora quello di crescere.

Le premesse sono ottime, davvero affascinanti ed incuriosiscono parecchio il lettore di qualsiasi genere essi possano apprezzare. 
Leggendo la sinossi, infatti, abbiamo tra le mani un romanzo storico che si ambienta all'inizio del Seicento in un borgo nei pressi di Roma, in un’epoca segnata dalla superstizione e dalla religione e dalla questa che fondava il suo potere sull'ignoranza e sulla superstizione stessa del popolo. 

Di cosa parla Luna Nera


La nostra protagonista Adelaide è una levatrice che vive a Torre Rossa, il primo un paese che conosciamo, con il piccolo fratello Valente, in una casa nei pressi del bosco.
Purtroppo devono badare uno all'altra in seguito alla forse recente morte della nonna, anch'ella levatrice, che si è occupata di loro fin dall'infanzia, dopo la morte dei genitori avvenuta per cause sconosciute e misteriose.  
Il destino di Adelaide, oltre a dover prendersi cura del fratello, è quello di venire additata da tutto il paese e, quindi, da tutte le persone che conosceva come strega in seguito alla morte di una neonata.
In un qualche modo viene salvata dall'ira folle e selvaggia del popolo del villaggio da uno sconosciuto capitato lì per caso che la difende, scettico della superstizione che andava via via sempre più crescendo nel suo paese. 

Successivamente Adelaide e il fratellino vengono soccorsi da un gruppo di donne che vivono in una sorta di rudere ristrutturato in mezzo ad un bosco, in una comunità di sole donne, generalmente malvista, ma di cui nessuno sa niente anche se la sua sola presenza insospettisce da sempre molti che le accusano con deboli, avventati sussurri, di pratiche di stregoneria.
Queste donne vivono in una sorta di Corte dei Miracoli (Notre-Dame de Paris, V. Hugo di cui vi consiglio questa edizione) che, in parte ricorda anche il gruppo di fuorilegge alla Robin Hood, e si battezzano "Le città perdute" in una sorta di sorellanza che le protegge dal mondo esterno e crea una sorta di famiglia dove trovare rifugio da un mondo che le ha maledette.  

La vicenda si alterna con quella del paese lì vicino, Serra, dove ha luogo il centrale mercato nella valle del Monte Cupo.
Qui vive Sante, una personalità locale, che è a capo di una banda di ragazzi che lui stesso sta addestrando: un gruppo di Benandanti, votati alla caccia alle streghe, uomini prodigiosi dotati di poteri sovrumani al solo scopo di combattere il male sulla terra rappresentato dalle streghe. 
O, almeno, questo è quello che si dice.

Ma in un paese in cui in un nanosecondo son tutti pronti a lapidare una bambina possiamo meravigliarci che questo tizio sia al centro del potere politico del villaggio, ben lungi dal detenerlo?

Benandanti, una precisazione

Ad ogni modo vi lascio un link a due interessanti testi di approfondimento in merito alla figura dei Benandanti, a cui sono molto legato per storiacce di famiglia e personali: qui, qui e qui per testi che parlano dei veri Benandanti o, quantomeno, riguardo coloro che erano ritenuti tali.
Questo per dire che non erano considerati sempre alla stregua di alcolizzati stupratori dal pugno facile e dal fisicazzo scolpito.
E tantomeno erano cosi ben visti dal popolo da sottomettervisi.
Era già tanto se non bruciavano anche loro, sui roghi.

Riprendiamo

Giunge a Serra Pietro, quello che ha salvato Adelaide dal linciaggio (spraflashando tutti perchè da appena dopo il suo intervento se ne dimenticano al volo, tornano ognuno per i fatti loro e Adelaide scappa) figlio di Sante, mandato a Roma per studiare (a quanto pare seguito da lacrime di delusione del padre che, nonostante benedetto dalla possibilità mai chiara di mandare il figlio a studiare a Roma, non fa che denigrarlo per questo) ed è tornato scettico e di intelletto arguto, scientifico (e bellissimo) che si contrappone da subito al padre che lo vuole invece al suo fianco nella lotta contro il male nell'allegra compagnia dei Benandanti.
Purtroppo i metodi di Sante (cosi come il suo savoir faire e la sua innegabile diplomaticità) scavalcano quelli del prete del paese, il che attira l’attenzione di Roma della Santa Inquisizione (che, giustamente, non aveva molto da fare quell'estate e decide di dedicarsi a beoni e contadini che accusano gente. No, qui scherzo, il motivo c'è per cui Roma si interessa tanto alla questione e manda un suo dignitario e un domenicano. Solo che non si viene mai a sapere in questo primo volume) quando viene lanciata su Adelaide l’accusa di stregoneria.
Arriva quindi in paese una delegazione del Santo Uffizio per determinare la possibilità o meno di condurre una caccia alle streghe. 

Pianto e stridore di denti...

La stereotipicità dei personaggi romani è piuttosto palese che è inutile che ne parli, e forse è voluta... pretino buono con fede incrollabile e arguzia sopraffina; ricco vescovo ambizioso e stupido come un piccione che vede solo potere e donne davanti a se ovviamente privo di fede e di qualsivoglia scrupolo morale; nobildonna (più o meno) altolocata, cugina e compagna del signor vescovo che con moine e sottovesti manovra tutta la situazione senza che nessuno si ponga due domande.
Ecco, sinceramente non so come condurre una recensione su questo libro per il semplice motivo che dopo averlo letto ne sono rimasto un po' deluso. 

Quello che mi veniva presentato come romanzo storico, quindi supponevo serio, interessante quanto coerente, si è rivelato... beh, un po' discostato dalla realtà. 

Quello che ci si trova a leggere altro è un fantasy young adult, ma anche middle grade, con inclusione di elementi che rimandano al '600 storico ma in una probabile realtà alternativa perchè l’incoerenza delle situazioni e dei personaggi e delle vicende è talmente preponderante che ad un certo punto della storia non mi sarei stupito di vedere comparire draghi, spiriti e folletti. 
E non è che sarebbe stato un male, però non me lo sarei aspettato dalle premesse.

Purtroppo ci sono molte cose per cui l'opera alla fine e anche nel durante la lettura, risulta un pochino approssimativa e superficiale, con un sacco di buone idee, tante buone idee, davvero, buttate però un po' lì per creare un minestrone che è un po’ romanzo storico, un po’ romanzo fantasy, un po’  romantico, inclusioni numerose ed importanti di elementi LGBT espressi come nulla fosse in un contesto medievaleggiante. 
Luna Nera Tiziana Triana

Inoltre, purtroppo, in tanti, veramente troppi, punti del libro si presentano delle incoerenze anche di trama (come ad esempio, la difficoltà di seguire i vari momenti che si susseguono nella storia, ovverossia non si capisce quanto tempo trascorra tra un momento e l’altro della narrazione non si capisce nell'arco di quanto tempo si svolgono i fatti del libro nonostante in alcuni punti vengano ben definiti dei precisi step temporali: le sette settimane per il battesimo di Adelaide, il mese in cui Pietro sarebbe dovuto rimanere lontano da Roma, i pochi giorni di viaggio da Roma dei delegati del Santo Uffizio, il giorno che gli sarebbe necessitato per il ritorno, i lunghi mesi di addestramento di Pietro come Benandante, lo sviluppo fisico di Valente, anche se tutto questo può essere mitigato dal fatto che è solo il primo volume di una serie e, quindi, alcune cose devono essere lasciate sospese per ovvie ragioni di trama, che è anche una cosa positiva.

Ed oltre i tempi, anche le distanze ed i riferimenti ai luoghi sono un filo poco definiti e soprattutto surreali da rendere anche un po’ tentennante il proseguire della lettura, ma mi spiego meglio: c’è un punto dove ci si chiede quanti pochi metri ci siano di distanza tra la casa nel bosco e la città visto che in alcune scene ci vuole diverso tempo a cavallo e alcune volte la distanza si copre in un passaggio, a volte addirittura con un cannocchiale si scorgono dal bosco i dettagli dei visi di gente dentro a palazzi in paese, o un bambino riesce a coprire la distanza in due secondi di corsa silenziosa.

Oppure, quello che mi ha fatto più riflettere, il fatto che un punto ben determinato di un ruscello nel bosco per qualche motivo debba essere un punto di riferimento talmente palese che solo i due protagonisti destinatari di quel particolare finiscano per avvicendarvisi. 
Sorvolando l'instant love proibito e peccaminoso: questo mi rendo conto che a qualcuno possa piacere. Tipo a me che credo nel colpo di fulmine. 

Cosa ne penso

Ma, ecco, venendo ai personaggi forse arriviamo al lato davvero positivo di tutto il libro! 
Sinceramente li ho trovati ben costruiti, coerenti e interessanti.
Penso che sui personaggi l’autrice si sia soffermata parecchio: sono ragionati, hanno dialoghi interessanti e che funzionano, sono a tutto tondo, hanno un background e sono davvero ben caratterizzati, distinguibili e unici, tanto da avere, alcuni, un capitolo appositamente dedicato che spezza la trama principale ma che appassiona, ed aggiunge una scorrevolezza che invoglia a continuare la lettura che, purtroppo, poi dalla trama principale viene smorzata. 

Gli intrecci tra i personaggi e le loro storie sono davvero appassionanti e ricchi di dettagli, alcuni, e lasciano l'amaro in bocca perché in questo volume è chiaro che siano solo i primi accenni ad una storia più completa.
Con tutto il cuore, però, dico che dopo aver letto il finale, a me personalmente, ha un po' deluso.

Metto il seguito come spoiler perché finora non ne ho fatti in realtà, capirete perché leggendo.



Insomma, la trama è semplice scorrevole ed abbastanza originale, lo stile di scrittura, per quanto non si conservi per tutto il libro e in qualche punto sembra quasi cambiare in favore del personaggio che viene trattato, ha di buono che per tutto il libro mantiene una scorrevolezza che dà idea della potenzialità dell’autrice dietro a tutto. 
Forse tutto questo non sarebbe venuto se il libro fosse stato presentato come un fantasy, magari destinato ad un pubblico giovane.

Consigliato?

Va bene, Amicony, sinceramente sono arrivato in fondo a questa mia opinione del libro anche se non ho espresso tutte le mie perplessità a riguardo, nonostante mi dispiaccia molto perché l’aspettativa che avevo era così alta, e, come sempre accade, chi da in alto cade, più male si fa
Libro consigliato agli amanti dei fantasy middle grade con ambientazione storica.

Chi è Tiziana Triana

Tiziana Triana è nata a Tivoli, vive e lavora a Roma. È direttrice editoriale di Fandango Libri.
Le Città Perdute è il primo volume della trilogia Luna Nera da cui Netflix ha tratto l’omonima serie televisiva.



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