La nube purpurea - M. P. Shiel [recensione] LouchoBi BookS Parliamo di libri

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lunedì 17 febbraio 2020

La nube purpurea - M. P. Shiel [recensione]

Ciao a tutti Amicony e bentrovati, parliamo oggi di un classico della letteratura fantascientifica, La nube purpurea, di M.P.Shiel, edito Oscar Mondadori!

La nube purpurea - M. P. Shiel

Oggi parliamo di un'altra lettura che ho condotto in condivisione con un'amica speciale, Sonosololibri, che dagli umani si fa chiamare anche Ambra e che ha un blog che se ancora non seguite dovete assolutamente andare e metterlo tra i super preferitissimi nella vostra barra del browser!
Ecco, fatelo e poi tornate qui.
Fatto?
Bene!
Oggi parliamo di un classico, di uno di quei mattoni che fanno da fondamenta e base di tutta l'architettura su cui si è evoluta la fantascienza come la conosciamo oggi.
Uno dei primi romanzi post apocalittici, un last man novel, uno dei primi romanzi gotici trasposti in chiave fantascientifica.
Quando chiesero a Lovecraft di cosa pensasse del romanzo di cui parlerò oggi, ha dichiarato senza indugiare che era il miglior romanzo di fantascienza scritto fino ad allora.
Oggi è quasi tipico leggere questo genere di commenti nelle tanto odiate fascette ma, a quei tempi, da autori con un tale prestigio, era davvero una gran cosa.

Ma veniamo al sodo: oggi parliamo di La nube purpurea, di Matthew P. Shiel, riedito in Italia da Oscar Mondadori, che ringraziamo per avercene fornito una copia così da potervene parlare.
Il romanzo è stato scritto 120 anni or sono, all'epoca d'oro di questo genere di letteratura ai limiti della scienza, dove avventura e scienza, realismo e fantasia, si mescolavano in un protoplasma.

Un vapore mortale – dall’inquietante luce purpurea e dall’inebriante profumo di fiori di pesco – spazza il mondo e annienta tutte le creature viventi. Rimane un unico uomo, Adam Jeffson, medico, reduce da una missione esplorativa nell’Artico. Come un Robinson Crusoe apocalittico, Adam inizia la sua epopea per la sopravvivenza. Ma, a differenza di Robinson, non è relegato su un’isola: a sua disposizione ha l’intero pianeta, un mondo silenzioso e devastato. E se l’eroe di Defoe faceva ricorso a tutte le più sottili doti del raziocinio e dell’intelligenza, Adam sprofonda invece nella follia, passando per i deliri e le allucinazioni della solitudine più profonda. Tuttavia una lucidità visionaria si fa lentamente strada nella sua mente, ed egli diventa infine consapevole che la sua sopravvivenza non è casuale e che il suo destino – e quello della razza umana – fa parte di un piano più vasto. Pubblicato agli albori del Ventesimo secolo, La nube purpurea è universalmente riconosciuto come uno dei grandi capolavori della fantascienza e come uno dei migliori last man novel mai scritti: un grandioso racconto emblematico dei più sinistri incubi novecenteschi, ma anche un’epica vicenda di rovina e rinascita, fine e principio.


La nube purpurea - M. P. ShielL’espediente narrativo è azzeccato quanto semplice: il libro è una trascrizione letterale di conversazioni fatte da un medico con una paziente attraverso una trance indotta dall'ipnosi, in cui viene scritta una storia in prima persona di un uomo, un medico di nome Adam, che si trova a vivere l’esperienza apocalittica per eccellenza, ovvero, essere trovarsi di fronte al fatto di essere rimasto l’ultimo uomo sulla terra.
Al narratore dei fatti arriva, infatti, un lascito di un amico medico, che si occupava di psicologia e psicoterapia, adottando metodi innovativi e fantasiosi tanto cari all'epoca vittoriana dello spiritismo e dell’affermazione scientifica.
Riferimenti alla madame Blavatsky che si sprecano, proprio.
Il narratore trascrive in un lungo, ininterrotto, capitolo che raccoglie il “terzo” diario di trascrizioni della veggente sottoposta all'ipnosi.
Degli altri scritti non sapremo nulla perché era il “terzo” quello che interessava al narratore farci conoscere.

C’è un uomo, un medico, che scrive, tramite la veggente, di essere partito per un lungo e pericoloso viaggio alla scoperta e conquista del Polo, durante l’epoca delle conquiste.
Raggiunto un luogo particolare del regno dei ghiacci (superbamente descritto come una distesa di gemme e pietre preziose) qualcosa non va, perde i sensi e quando si sveglia, tornando a quella che spera essere la civiltà ancora dove l’aveva lasciata, che una nube purpurea che porta con sé un peculiare odore di pesche, ha cancellato la vita per come la si conosce.

Creature del mare e del cielo sono state uccise, in modo rapido e senza speranza, da una sostanza misteriosa che non ha lasciato nessuna via di fuga e che, per quanto gli è dato conoscere, ha avvolto il pianeta nel giro di pochi giorni lasciandolo, di fatto, l’ultimo uomo sulla faccia della Terra.
Non entrerò nei dettagli delle loro morti o del modo in cui la nube funziona in quanto è un sistema abbastanza intelligente e sopratutto incredibilmente originale che merita di essere scoperto piano piano, con Adam, per così dire.

Lentamente il primo uomo ad aver messo piede sul Polo salpò con una piccola nave per tornare alla civiltà solo per scoprire gradualmente che tutta la vita umana e animale sembra essere stata spazzata via in una spaventosa catastrofe dalla quale solo il suo recente e unico isolamento lo ha risparmiato.

Di fronte a questa tragedie di dimensioni apocalittiche, Adam non si da per vinto, cerca, combatte e non si da pace.
Vuole sapere cos'è successo e se c’è ancora speranza ma il raggiungimento di questa impresa prevede il fare i conti alla fine con le sue posizioni etiche e le sue ambizioni, con la sua fede e le sue speranze.
La nube purpurea - M. P. Shiel prima edizioneQui ne viene fuori l’impronta di onnipotenza umana che trasuda in quasi tutte le opere (sopratutto statunitensi ed europee) di quel periodo dove un uomo acquisisce competenze specialistiche in ogni campo grazie alla sua incrollabile forza di volontà e alla sua infallibile determinazione.
Oggi forse additeremmo queste scelte storcendo il naso e chiedendo più credibilità e realismo battendo le mani sul tavolo, ma dobbiamo sempre considerare la parola constestualizzare quando leggiamo qualcosa scritto quando i nostri bisnonni andavano all’asilo.

Adam, medico, marinaio, capitano di nave, tramviene, ingegnere, architetto, biologo, chimico, filosofo, teologo, fuochista, sacerdote, re.
Adam è l’umanità che scalcia gli ultimi attimi prima di soccombere, l’umanità che non si arrende e che cerca una soluzione, una rotta da seguire, uno scopo.
Matthew Phipps Shiel fa rivivere vividamente la mente dell'ultimo uomo (pazzo) su una Terra troppo silenziosa.

Lo schiacciante senso di colpa e la rabbia amara alimentano i suoi deliri di distruzione sempre più pericolosi mentre si arrende a impetuose rabbie psicotiche.
C'è un senso euforico di assoluta libertà che maschera una prigione crudele popolata da nient'altro che cadaveri infiniti che raccontano la stessa brutale storia ancora e ancora.
Adam giudica l'umanità e la sua rabbia non conosce limiti.
L'ultimo uomo sulla porta porta il nome del Primo.

Il Bene e il Male, il bianco e il nero, si fanno prepotentemente sentire nella sua testa, condizionandogli le azioni, portandolo a ragionamenti lucidi e saggi, folli e comprensibili, assurdi e senza senso.
Questi momenti di razionalità alternati a lucida follia rendono la lettura molto interessante dal punto di vista filosofico, andando a scavare la complessità dell’animo umano contestualizzato alla realtà dei fatti.
Numerosi riferimenti religiosi fin dalle prime pagine lasciano capire dove andranno a parare certi contesti ma non c’è mai un punto di vista unitario e superiore a fare da spartiacque nei razionali vaneggiamenti di Adam, solo in quelli irrazionali dove un abbozzo ne viene fatto dal suo credere nella presenza di queste presenze, di questi esseri che decidono delle sorti di mondo e umanità che lui chiama Bianchi e Neri e che non si capisce mai che ruolo abbiano in realtà in tutta la storia.

La nube purpurea - M. P. Shiel prima edizioneAdam trova tutta la sua realtà ridotta in cenere, affrontiamo l'assoluta solitudine del protagonista, la sua discesa in una insensata follia autodistruttiva, metodica, assoluta e lucida quando si perde nel labirinto della giustizia che rende giustizia.
Mentre Adam vaga da solo attraverso le città un tempo grandiose del mondo, tutte ora silenziose e morte, il suo senso di isolamento lo porta dalla malvagità alla follia e viceversa e viene descritto splendidamente da Shiel in uno stile di prosa che ha resistito negli anni. Quanto a ciò che il nostro protagonista scopre tra tutti quei detriti di civiltà lo lascio a voi, che vi godrete questa avventura.

Non fraintendetemi, questo è un lavoro straordinario e uno che non esito a raccomandare; è solo uno dei libri più inquietanti che abbia mai incontrato, un sogno che si trasforma in un incubo che diventa un epifania e poi ancora un incubo terrificante avvolgendo il lettore in una spirale di follia e disperazione, degne della letteratura di inizio secolo.

La voce di Shiel è abbastanza forte da compensare alcuni voli occasionali di fantasia.
Alcuni lettori lamentano le lunghe frasi e descrizioni infinite ed inutili, ma la complessità della prosa non è mai uguale ai peggiori eccessi dei postmodernisti.
Invece di leggere una cinquantina di oggetti casuali su un tavolo su cui passa un personaggio per un breve periodo, siamo testimoni di tutte le minuzie di città morte e in fiamme, di tutti i colori e gli odori di miccia, fiamma, fornace e follia, e possiamo tutti facilmente vedere gli occhi folli di Adam Jeffson che prende tutto per alcuni momenti perfetti prima che la sua rabbia venga spinta ancora più in alto.

C’è però da ammettere che quando la narrazione viene rallentara dalle lunghe liste di dettagli e piani, sebbene inizialmente affascinanti, diventa gradualmente noiosa e ridondante.
Questa non è necessariamente una cosa negativa nell’ottica di un romanzo dell’epoca ma l’impressione che se ne ha oggi è che Shiel riempie di dettagli a volte per dare corpo ad una storia molto, molto più breve di cui si sarebbe potuto fare a meno di un centinaio di pagine qui e là senza risentirne.
Eppure è proprio in questo che si cela la chiave della sua narrativa soffocante e delirante, un labirintico intreccio che porta ad un reset mentale tale per cui si impazzisce col protagonista fino all'inevitabile finale ed il punto di forza dell'autore sono proprio i monologhi interni e le descrizioni inquietanti di paesaggi desolati.

Ecco, la parte finale del libro è quasi troppo ovvia ma viene presentata con tale abilità che gli ultimi capitoli volano a velocità accecante.

E lascia con gli occhi sbarrati a fissare il soffitto: qual è il mio scopo nella vita e quanto vale lo scopo della mia vita se non ci fosse più niente per cui vivere per realizzarlo?

Chi era M. P. Shiel

Lo scrittore nacque sull'isola di Montserrat, nelle Indie Occidentali Britanniche (Isole Leeward) da Priscilla Ann Blake, una donna mulatta, e dall'irlandese Matthew Dowdy Shiell.
Malgrado il suo cognome anagrafico fosse "Shiell", lo scrittore avrebbe in seguito adottato la forma abbreviata dell'ultima lettera per firmare le sue opere.
Per il suo quindicesimo compleanno fu incoronato, da un predicatore wesleyano e su specifica richiesta del padre, sovrano della piccola isola deserta di Redonda, nei Caraibi, col nome di Re Felipe I.
Dopo essere stato educato all'Harrison College di Barbados, nel 1881 si recò in Inghilterra per continuarvi gli studi, che si conclusero con la laurea in medicina.
Ai numerosi impieghi occasionali nel corso degli anni novanta fecero seguito i primi successi come scrittore, attraverso una serie di racconti influenzati da Edgar Allan Poe e incentrati attorno alla figura del Principe Zaleski, che furono pubblicati grazie a John Lane.
Shiel subiva intanto il fascino della vita intellettuale, del nuovo mondo letterario decadente, e ciò gli permise di stringere amicizia con alcune delle figure di maggior spicco della cultura del tempo: Robert Louis Stevenson, Oscar Wilde, Pierre Louÿs.
In breve tempo produsse il suo più grande successo di critica, il romanzo La nube purpurea (The Purple Cloud, 1901), seguito da altre opere che divennero anch'esse molto popolari.
Alla sua morte, avvenuta nel 1947, John Gawsworth divenne suo esecutore testamentario nonché erede del piccolo regno insulare.
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